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sabato 12 luglio 2008

Analisi breve della Costituzione americana

Analizziamo la Costituzione degli Stati Uniti che è del 1787, molto breve e composta da solo 7 artt, e gli emendamenti costituiscono il cd "bill of rights", il catalogo dei diritti fondamentali come il diritto di eguaglianza, il divieto di schiavitù, il diritto a portare le armi (nel secondo emendamento).

Il tredicesimo emendamento (del 1865, proprio subito dopo la guerra di secessione) dice questo: Sezione 1. "Né la schiavitù né il servizio non volontario - eccetto che come punizione per un crimine per cui la parte sarà stata riconosciuta colpevole nelle forme dovute - potranno esistere negli Stati Uniti o in qualsiasi luogo sottoposto alla loro giurisdizione. Sezione 2. Il Congresso avrà il potere di dare esecuzione a questo articolo con la legislazione appropriata".

L' emendamento quindicesimo parla della razza: "Sezione 1. Il diritto di voto dei cittadini degli Stati Uniti non potrà essere negato o limitato dagli Stati Uniti o da qualsiasi Stato in ragione della razza, del colore o della precedente condizione di schiavitù. Sezione 2. Il Congresso avrà il potere di dare esecuzione a questo articolo con la legislazione appropriata".

Quindi prevede il diritto di voto senza distinzione di razza. Si ritrova, anche se combinato, perciò, il principio del divieto di discriminazione, l’abolizione della schiavitù e dei privilegi elettorali che però non significa integrazione. Anche perchè la maggior parte degli stati del Sud hanno continuato, anche dopo la vittoria degli stati del Nord, ad avere una legislazione che separava i neri dai bianchi, come nei treni dove c' erano vagoni per i bianchi, separati da quelli dei neri (generalmente meno confortevoli di quelli dei bianchi).

Quindi è come dire che non c'è più schiavitù ma segregazione razziale, ed è del 1896 un’importante sentenza della Corte Suprema (che ha competenza sia come Corte di Cassazione, dunque come ultimo gradino di Tribunale, sia come Corte Costituzionale). Questo caso, Plessy v Ferguson, riguarda un signore per 1/8 nero e per 7/8 bianco caucasico. Aveva fatto tutto il percorso educativo con i bianchi e un giorno si trova in un vagone di un treno e un controllore, molto attento, notando il colore della sua pelle, gli intima di cambiare vagone. Lui non lo fa, è imprigionato immediatamente e processato. Il caso è sottoposto alla Corte Suprema di New York che da torto al signor Plessy, perchè nel 1896 ancora non si avevano le concezioni attuali. Il giudice Brown dice che vi sono gli stessi sia per i bianchi che per i neri. Il fatto di avere scuole separate, vagoni separati..

Tutto questo non inficia la loro uguaglianza: SEPARATE BUT EQUAL.

Il XIV Emendamento alla sezione 1 ci dice che: "Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione, sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono."

Questo significa che la cittadinanza è fissata per mezzo di legge federale, non come in Germania dove è data da ogni singolo land. Il fine dell'emendamento era senz’altro quello di assicurare l’eguaglianza delle due razze davanti alla legge (da sottolineare che comunque si parla di 2 razze, ma nella natura delle cose non si può pensare che l’emendamento abbia inteso abolire le distinzioni, (che ci sono comunque) oppure che l'emendamento porti a rafforzare l'eguaglianza sociale distinta da quella politica, quindi sì eguaglianza politica, non sociale (che ancora un secolo dopo non si è raggiunta del tutto).

Le leggi che permettono o addirittura che richiedono la separazione nei posti dove vengono ad essere a contatto neri e bianchi, non implicano necessariamente l’inferiorità di una razza nei confronti di un’altra e sono state generalmente, se non universalmente, riconosciute entro la competenza della legislazione degli stati nell’esercizio del loro potere di polizia ("police power").

C' è anche un’opinione dissenziente che però non nega il principio del separate but equal, ma precisa alcuni punti. C' è quindi la costituzionalizzazione della diversità fra le due razze.

Nel frattempo molti neri combattono la seconda guerra mondiale, ci sono diversi movimenti, l’epoca dei diritti civili.. E nel 1964 è emanata dal Congresso la "equal rights act", legge sui diritti di eguaglianza, da J.K Kennedy. Spiega, nel dettaglio, che non ci devono essere posti separati nei treni, nelle scuole, per negare cosa ancora vigeva negli stati del Sud..

Dal punto di vista giurisprudenziale, legislativo, di politiche, vi è un prendere coscienza dell’assurdità della vita sociale americana.

Negli ultimi anni, nel 1968, alle olimpiadi di Città del Messico, vincono il primo ed il secondo posto Tony Smith e un ispanico, che alzano il pugno chiuso una volta premiati (con il guanto come simbolo del potere nero, delle pantere nere). Il senso era: ci avete premiato ma, pur essendo statunitensi, siamo fieri del black power, come neri oppressi, schiavizzati. Dopo questi signori sono stati emarginati al massimo!

E' un’epoca di grandi rivendicazioni. Oggi, se si guarda il basket, come ogni altro sport, i neri non hanno questo atteggiamento, sono molto americani, si sentono a casa lì.

Comunque tuttora, soprattutto negli stati del Sud dove c'è una situazione economica particolare, ci sono delle differenze e delle disuguaglianze difficili da estirpare. Oggi, così com' è cambiato l'atteggiamento dei neri e la loro posizione in società (c' è anche una borghesia nera oggi) è cambiato anche l'atteggiamento nei confronti delle azioni positive.

1 commento:

Lictor ha detto...

Mi vengono spontanee 2 considerazioni.

La prima: gli USA sono stati e continuano ad essere l'esempio più fulgido di stato "democratico", nel bene (poco) e nel male (tanto). Mi spiego meglio. In quanto "democrazia" gli USA si caratterizzano,
come altri stati, fra cui l'Italia ovviamente, per la netta separazione tra la forma e la sostanza, cioè tra i principi, scritti nella Costituzione o espressi nella legislazione, e la realtà dei comportamenti e delle relazioni sociali, nonchè dell'atteggiamento dei governanti. Ecco perchè l'ipocrisia è la
connotazione principale delle società "democratiche"; da un lato alti principi morali devono dare lustro all'etichetta di "democrazia", dall'altro la società, priva di qualunque guida etica da parte dello Stato,
si abbandona all'uso soggettivo e vuoto della libertà individuale ed alla prepotenza delle maggioranze relative.
Lo Stato totalitario ed etico come fu l'Italia fascista invece, pone i propri principi non solo come fondamento astratto ma anche come sostanziale motivo, giustificazione e fine ultimo della propria esistenza.
Nel fascismo la libertà, ad esempio, era la condizione imprescindibile, non fine a sè stessa come semplice facoltà individuale di fare il proprio comodo, perchè l'uomo potesse esprimersi, lavorare, vivere, in sostanza, al fine di dare il massimo contributo al benessere comune della Nazione. Cioè, nelle Stato etico, i principi non sono fine a sè stessi, ma sono lo strumento per la crescita ed il progresso.
Volendo fare un esempio, non è un caso che il 19 ottobre del 1935, nelle colonie dell'Africa settentrionale, il generale che (per la prima volta) dichiarò abolita la schiavitù per le genti indigene, non apparteneva alle
"democratiche" Inghilterra o Francia, ma all'Italia fascista; quel generale fu De Bono.

La seconda considerazione è che oggi come ieri, l'etichetta di uno Stato ha un peso determinante, nel senso che le stesse leggi o azioni o principi, non godono del medesimo metro di valutazione, secondo che trattasi o meno di "Stato democratico". E' per questo che gli USA sono legittimati ad avvalersi della pena di morte, a dichiarare guerra ad un altro Stato senza motivo, ad aver fatto pulizia etnica dei popoli indiani, a tollerare ancora la discrimazione razziale, ad usare la prepotenza economica e finanziaria per globalizzare il mondo, ecc.
Infatti quando si muovono agli Usa delle critiche, c'è sempre qualcuno che vuol far notare che in fondo essi sono il maggiore Paese democratico del mondo, cioè a dire che sono intoccabili, come le vacche sacre.

Lictor

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