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giovedì 5 novembre 2009

Un sergente nella Grande Guerra


Soldato di prima categoria nel 1894. Nato a Ugento in provincia di Lecce, nel basso Salento, l’11 settembre 1894, fu Felice e morto nel 1942 a causa di una polmonite, dopo aver fatto la guerra d’Africa in qualità di sergente. Nel 1915 raggiunge il 92° reggimento di fanteria ed è trattenuto alle armi per mobilitazioni in territorio dichiarato in stato di guerra, indetto caporale. Nella grande guerra ha combattuto in prevalenza nel settore del Cadore della IV armata ed è sopravvissuto al periodo di Caporetto quando la Quarta armata si è ritirata nel novembre del '17 sul Grappa dove qui ha continuato a combattere col titolo di "armata del grappa" al comando dell’Ex Bersagliere Gen, Giardino. E'stato caporale indetto, poi promosso caporal maggiore ed infine sergente indetto per meriti di guerra. Ha ottenuto la croce di merito al valore militare e la croce al merito di guerra per aver servito fedelmente la patria fino alla Vittoria ottenuta nel 1918. Congedato dopo la Grande Guerra, negli anni successivi è stato spesso chiamato per esercitazioni, manifestazioni e parate in quanto esperto nel campo ed in qualità di sergente nel 1936, a 42 anni, ha partecipato alla guerra d’Africa sbarcando a Massaua. Tre anni dopo è tornato in patria ed è stato smobilitato il 2 aprile 1939. Nel 1942 si spegne nella sua casa di residenza a Ugento, a soli 48 anni, a causa di una polmonite dovuta probabilmente alle ferite riportate nella Grande Guerra e nella campagna in Eritrea e ai lunghi soggiorni in trincea, lasciando una moglie e sette figli. Il primogenito, seguendo le orme del padre, nel 1942 a sua volta si trova a servire la patria nella campagna di Albania in qualità di caporale maggiore del 48° reggimento fanteria, partito nel gennaio del 1941, mentre gli altri 6 rimangono con la madre, e la più piccola, nata proprio nel 1942, non lo conoscerà mai. Da sempre una persona valorosa a livello morale e sociale, ha servito con devozione la patria e ha dimostrato sempre rispetto per la divisa che ha indossato, combattendo dure battaglie e trincee riuscendo a sopravvivere alla disfatta di Caporetto, per portare il Regio Esercito alla Vittoria. Autorizzato a fregiarsi: del Distintivo istituito con R.D. n° 641 del 21 Maggio 1916, della Medaglia commemorativa nazionale della Guerra 1915-1918 istituita con R.D. n° 1241 del 29 Luglio 1920 ed ad apporre sul nastro della medaglia le fascette corrispondenti agli anni di campagna 1917 e 1918.

Questo è il profilo del mio bisnonno, un eroe della Grande Guerra, una persona che ha servito la Patria quando ancora meritava di essere chiamata tale, quando l'onore contava più di tutto e l'orgoglio e la dignità erano valori puri.
Onore ai Caduti e ai combattenti della Grande Guerra che hanno servito la Patria fino alla vittoria del 4 Novembre 1918, con fedeltà, onore e coraggio.
Sono fiero e orgoglioso di essere il nipote di un sergente del 92mo Reggimento Fanteria, riuscito a sopravvivere alla disfatta di Caporetto con la 4a armata del Generale Giardino, fino ad ottenere la Vittoria dopo aver combattuto duramente sul Grappa.
Buon anniversario nonno.

La rifondazione giuridica del diritto e le conquiste democratiche


Il resoconto politico più importante del secolo appena trascorso è sicuramente stato la rifondazione giuridica del diritto e delle istituzioni politiche, sia statali che internazionali, generata dalle dure lezioni impartite dalle tragedie – i totalitarismi e le due guerre mondiali – che ne hanno incendiato la prima metà. Questa rifondazione si è espressa in due grandi conquiste democratiche (la democrazia costituzionale e il costituzionalismo mondiale) che hanno investito, l’una la forma istituzionale degli Stati nazionali, l’altra le forme delle relazioni tra Stati e quindi il diritto internazionale. Entrambe queste conquiste si sono realizzate con una medesima operazione: la costituzionalizzazione dei diritti fondamentali (soprattutto il principio della pace e dei diritti umani, inclusi i diritti sociali) quali limiti e vincoli normativi imposti alla politica e ai poteri sia interni che internazionali.

Queste due conquiste però forse non sono state adeguatamente tematizzate dalla cultura giuridica né tanto meno da quella politica. Certamente l’enun¬ciazione dei diritti umani nelle carte costituzionali risale a ben prima del secondo dopoguerra – già le prime Costituzioni e Dichiarazioni rivoluzionarie del ’700 come la Dichiarazione dei diritti della Virginia del 1776, la Costituzione americana del 1787, la Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 fino ad arrivare alle Costituzioni e agli Statuti dell’800 - e sarebbe errato considerarle una mera conquista del dopoguerra. Tuttavia si può affermare che non esisteva, prima del 1948, una Carta internazionale dei diritti umani. Con la Dichiarazione dei diritti Umani dell’ONU si ha il riconoscimento internazionale e non meramente nazionale dei diritti umani, aprendo una nuova pagina di storia del costituzionalismo e del diritto stesso.

L’altra novità nel costituzionalismo del novecento riguarda anche la rigidità delle costituzioni e l’inserimento di un bilanciamento dei principi all’interno del testo stesso volto a garantire il rispetto dei principi fondamentali per evitare che essi rimangano un mero elenco di norme. Questo era accaduto nel 1919 con la Costituzione di Weimar che vide per la prima volta l’inserimento dei diritti sociali in un testo costituzionale. Ma la mancata applicazione in concreto di questi principi ha svuotato del tutto il carattere democratico e socialdemocratico che si prefiggeva. Le norme fondamentali contenute in essa erano solo un elenco di regole che non avevano nessuno strumento capace di farle rispettare e applicarle. Questa è anche una delle cause che porterà al totalitarismo nazista.

Chiaramente dopo la fine della guerra lo scenario politico cambia radicalmente ed il mondo occidentale vive finalmente un periodo di pace e tranquillità chiudendo un’epoca drammatica che finirà con il processo di Norimberga. La già citata Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948 rappresenta proprio quella conquista democratica a livello internazionale che ha reso il clima politico più umano e civile. Pur rimanendo una dichiarazione sostanzialmente politica, l’ONU ha esortato tutti gli stati membri a diffondere ampiamente il testo ed a far sì che fosse distribuito, esposto, letto e spiegato in ogni ambito della società senza distinzioni basate sullo status politico dei paesi o dei territori.

Con il crollo del muro di Berlino nel 1989, che chiude l’epoca della guerra fredda, nasce un nuovo fenomeno che comporterà altre modifiche radicali nella società , la cosiddetta globalizzazione. Questo fenomeno fà nascere nuovi diritti che si aggiungono a quelli già considerati fondamentali, e principi e diritti che prima non erano presi in considerazione, oggi invece rappresentano un elemento insostituibile nella nostra società e soprattutto il loro rispetto è di fondamentale importanza per l’uomo e la convivenza civile.

mercoledì 28 ottobre 2009

IL PERCORSO STORICO E FILOSOFICO DELLA COSTITUZIONALIZZAZIONE

Gli effetti della costituzionalizzazione hanno un processo lungo che probabilmente vede come inizio il 1789, anno della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino segnando cosi l’inizio della Rivoluzione Francese. Soltanto però con la fine dell’ottocento si ha il vero inizio del processo di democratizzazione con il suffragio universale e il diritto elettorale riconosciuti a tutti i cittadini e non più soltanto ad una determinata classe sociale.

La rivoluzione francese proprio per questa considerazione da alcuni è stata giudicata come una rivoluzione mascherata che in realtà ha portato all’egemonia della borghesia, ossia un’altra classe sociale ha sostituito la vecchia, non cambiando radicalmente la società come predicavano i precursori dei principi rivoluzionari. Questo provoca l’avvento di un nuovo autoritarismo con Napoleone prima e il ritorno della Monarchia nei vari stati europei dopo il Congresso di Vienna poi, nel 1815, fino a giungere finalmente alla fine del bonapartismo lasciando spazio ad un concreto processo di democrazia agli albori del novecento.

Comunque si possa giudicare la rivoluzione francese e quello che è stato nel 1789, i diritti fondamentali come li intendiamo nell’epoca contemporanea sono stati inseriti nei testi costituzionali di ogni singolo stato proprio grazie all’influsso della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Ma cos’è un diritto? Cosa si vuole intendere con questo concetto? Di certo non è un interrogativo di facile risposta, soprattutto da un punto di vista filosofico. Il problema della giuridicità del diritto fa riferimento alle forme di comunicazione. Il diritto giusto è quello conforme alla ragione, un concetto che implica un vincolo attraverso il quale però si ha la garanzia delle libertà di agire dell’individuo. Ma riguardo l’essenza filosofica del concetto maggiori sono le difficoltà.
I diritti fondamentali scaturiscono da un diritto rivoluzionario che raggruppa la scienza del diritto e della politica. Il diritto positivo è riconosciuto come razionale passando dal formalismo al positivismo, rendendolo quindi un diritto reale. Già con Rousseau abbiamo il contratto sociale che rappresenta una forma di compromesso tra il popolo e il potere e la sovranità passa nelle sue mani diventando sovrano.

Lo stato nasce prima del concetto stesso di costituzione perché già con Hobbes e gli altri filosofi del Seicento si può parlare di stato, di ente autonomo che si differenzia da un altro per origini, consuetudini, popolo e governo. Solo con la Rivoluzione francese nasce il concetto di Costituzione, che non è un contratto tra i cittadini e il governo ma essa stessa lo costituisce.
Per definire il concetto di costituzione, è necessario quindi stabilire qual è il fondamento storico della teoria dello stato per spiegare poi il processo della costituzionalizzazione. Un tentativo per dare una risposta a questa domanda possiamo trovarlo nelle concezioni filosofiche di Hobbes, Spinosa, Puffendorf e Grozio che sono i massimi teorici dello stato moderno.

Grozio afferma che le cose create sono espressione della volontà di Dio e dalle cose create deriva il diritto naturale. Tra le regole di natura esiste il diritto all’autoconservazione, ossia il diritto alla vita. Si ha il diritto di agire per le cose che si riferiscono a noi, relative al nostro benessere, per preservarsi dai mali fisici, ottenere le cose indispensabili per vivere ed utili all’autoconservazione.

Hobbes si colloca invece in un modo opposto a questa teoria. Egli afferma che dai fenomeni naturali non deriva la dottrina di Grozio, chi vive in simbiosi non lo fa per un fatto naturale, tutto avviene per specifiche convenienze. La natura ci dimostra che nessuno è indicato ad evitare che gli esseri umani vogliano la stessa cosa, sarà la lotta a decidere chi deve vincere, l’attitudine umana non è attitudine alla societas bensì alla lotta, agendo esclusivamente per fini utilitaristici.

Spinoza nel suo trattato teologico espone i principi fondamentali della comunità civile, in cui sono presenti il diritto civile, dell’autorità sovrana e quello naturale dei singoli. Il principio naturale di autoconservazione è soddisfatto anche violando una serie di regole legate all’incolumità degli altri: “tutto è lecito”. Gli esseri umani sono privi della sana ragione, non hanno intelletto nella fase naturale.

Puffendorf descrive solo la situazione, non aggiunge nulla di nuovo. Lo stato naturale è quello che si viene a formare quando gli uomini escono dagli ambienti famigliari, hanno tendenza ad occuparsi della propria vita. Il rischio sorge nel momento in cui pensando a sé stessi ledono gli altrui diritti. Gli uomini comprendono i limiti delle loro azioni anche nello stato di natura, hanno la sana ragione, quindi non sono giustificati se si comportano in modo sbagliato.
Pertanto la costituzione può essere definita come atto di popolo che costituisce un governo. Questo ultimo senza un testo costituzionale è un potere senza diritto. La Costituzione rappresenta il filo conduttore che permette di realizzare quella coesione sociale e l’unità politica di un popolo legittimato ad esser sovrano su uno stato. Con la teoria della costituzione si gettano le basi per la teoria moderna che passa dal riconoscimento dei diritti nei soli rapporti verticali (autorità-libertà) a quelli anche orizzontali (libertà-libertà).
Lo stesso Rousseau afferma che se il popolo è sovrano allora diritto e costituzione devono essere espressione multilaterale del potere del popolo. Solo la costituzione legittima un ordinamento giuridico ed è espressione della volontà popolare. Da Rousseau in poi dunque il diritto diventa espressione della volontà generale, il popolo inizia ad aver voce in capitolo e per la prima volta ha il potere di esprimersi. La Costituzione diventa il riferimento per ogni atto giuridico in quanto deve essere confrontato con la volontà del popolo. Il popolo comunica e lo fa attraverso il diritto. La sovranità risiede nel popolo ed è una, indivisibile e inalienabile.

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo è un fatto rivoluzionario per tutta la società sancendo il principio della legge uguale per tutti. Anche se sarà necessario aspettare un secolo per l’applicazione in concreto di questi principi, dopo due guerre mondiali che lasciano alle spalle una tragica pagina di storia, il 1789 rappresenta la base fondamentale della costituzionalizzazione dei diritti fondamentali ed un elemento essenziale per ogni testo costituzionale.

domenica 28 giugno 2009

Diritti e principi fondamentali riconosciuti solo formalmente: Bolivia

La Costituzione vigente nella Repubblica di Bolivia, promulgata il 3 febbraio 1967, rappresenta una sostanziale revisione dei testi costituzionali precedenti e l’introduzione di nuovi istituti per il rinnovamento e il progresso del paese.
Questo testo ha sofferto il paradosso di restare vigente per un lungo periodo di tempo durante governi de facto i quali lo ignorarono o lo rispettarono in maniera solo parziale fino al ristabilimento della democrazia nel 1982. A partire da tale momento la Costituzione è stata rispettata con il massimo rigore ed è servita per lo sviluppo di una vera pratica democratica che, anche se imperfetta, si è dimostrata la più ampia ed universale mai praticata fino ad allora.
Il 12 agosto 1994 fu promulgata la riforma che modifica principalmente l’organizzazione dei tre poteri, istituisce il tribunale costituzionale, il consiglio della magistratura e il difensore del popolo, modifica il pubblico ministero, il regime municipale., il regime della polizia nazionale e il voto.

Il testo costituzionale è composto da 235 articoli, divisi in un titolo preliminare e altre quattro parti, più 5 articoli di disposizioni transitorie.
Nel titolo preliminare sono descritte le Disposizioni generali sancendo dall’articolo 1 all’articolo 4 che la Bolivia ha una forma di governo repubblicano unitario democratico e rappresentativo; il popolo multietnico è titolare della sovranità che viene esercitata per mezzo dei suoi rappresentanti attraverso i tre Poteri, indipendenti l’uno dall’altro e chiunque si attribuisce la sovranità del popolo commette il reato di sedizione; lo stato boliviano, pur garantendo l’esercizio dei vari culti, riconosce una posizione preminente alla religione della Chiesa Cattolica Romana con la quale mantiene relazioni disciplinate dal concordato.
Da quello che si evince concretamente dalle prime disposizioni del testo costituzionale, sembrerebbe che la Bolivia sia uno stato del tutto liberato da ogni tipo di madrepatria e da ogni oligarchia, senza nessun vincolo formale ad un autoritarismo caratterizzante. In realtà – e questo la storia lo ha dimostrato – non è esattamente cosi perché purtroppo troppo spesso il territorio boliviano è stato vittima di dittature militari e il popolo non ha quella sovranità pura che emerge dalla Costituzione . Si tratta sostanzialmente di un processo che parte dall’alto e non dal basso, e questo deficit democratico si fa sentire enormemente nella società che ancora oggi è divisa in strati sociali. Tuttavia questi principi rappresentano una piccola conquista democratica per il popolo al quale almeno formalmente vengono riconosciuti i diritti fondamentali.
Punto importante nel territorio latinoamericano è anche la religione ed il fattore linguistico, frutto della colonizzazione spagnola , che hanno permesso di inserire in tale contesto gli elementi caratterizzanti del loro territorio creando un “nuovo occidente”.

La prima parte della Costituzione, che comprende dall’articolo 5 all’articolo 45, tratta della persona come membro dello stato e si divide in diritti e doveri fondamentali della persona, garanzie della persona, nazionalità e cittadinanza e pubblici funzionari.
Tutti gli esseri umani senza distinzioni godono di personalità e capacità giuridica, lo stato quindi protegge la libertà e la dignità della persona che non può essere ridotta in stato di servitù o obbligata a lavorare senza consenso e giusta retribuzione. Ogni persona quindi è titolare di diritti fondamentali come il diritto alla vita, alla salute e alla sicurezza, ad esprimersi liberamente, a riunirsi per fini leciti, a lavorare e percepire una giusta remunerazione, a ricevere l’istruzione, ad insegnare, a muoversi liberamente sul territorio nazionale, alla proprietà privata, ad una esistenza dignitosa, alla sicurezza sociale. Tutte le persone hanno il dovere di rispettare il testo costituzionale, lavorare, sostenere i servizi pubblici in base alle proprie capacità economiche, assistere e crescere i propri figli e soccorrere i propri genitori in caso di necessità, difendere il Paese, cooperare con lo Stato alla sicurezza sociale, garantire e proteggere gli interessi della comunità.
I diritti e i doveri della persona sono sanciti minuziosamente nella Costituzione e questo, almeno formalmente, rappresenta una conquista democratica per il territorio boliviano uscendo da un secolo di dominio straniero e oligarchico.
La verità è il pensare storico di un argomento in un determinato momento o contesto storico e non esiste un evento perfettamente uguale ad un altro. Le teorie hanno un valore esplicativo mentre le leggi invece hanno un valore normativo e quindi replicabile. La teoria è difficile da esser smentita in quanto cerca di spiegare un fattore. Il diritto è una scienza sociale ed in quanto tale si propone teorie interpretative per analizzare un determinato periodo storico o testo giuridico . Per questo è difficile collocare e definire in modo univoco un testo costituzionale nei territori dell’America Latina perché nonostante la stesura formalmente democratica e simile alle costituzioni del Vecchio continente, nella sostanza sociale vi sono molte differenze e troppe volte tali principi e diritti vengono svuotati del tutto con colpi di stato o dittature militari.
Diventa quindi difficile definire tale testo come una costituzione vera e propria in quanto manca il consenso popolare e la coesione politica che è l’essenza stessa di ogni Carta fondamentale.
Una situazione simile la troviamo nel 1919 con la Costituzione di Weimar, la quale, pur rappresentando quella conquista democratica tanto auspicata come reazione all’autoritarismo ottocentesco, altro non è stata se non un mero elenco di principi e diritti fondamentali che non hanno avuto una applicazione concreta.
Viene comunemente accettato che la costituzione del 1919 avesse una serie di debolezze fondamentali, e proprio queste resero l'instaurazione di una dittatura troppo facile. Ritenere che una costituzione differente avrebbe potuto evitare la nascita del Terzo Reich è un’ ipotesi che non potremmo mai fare. Rimane il fatto che l’apparato istituzionale riuscì comunque a resistere e a sconfiggere numerosi tentativi di putsch e la Repubblica si è quindi dimostrata solida in situazioni di emergenza e di disordine sociale. Tuttavia è stata debole e vulnerabile nell’ordinaria amministrazione e nella politica interna, gli elementi più importanti per il buon funzionamento di un apparato statale.
I partiti non riuscirono ad applicare la logica democratica dell’accordo e del compromesso, perché erano bloccati in una esasperata struttura ideologica. Per questo forse la Repubblica di Weimar è stata definita “la repubblica senza i repubblicani”. Fu promulgata una costituzione repubblicana quando proprio la base dello stato tedesco era contro questa forma istituzionale. Fu instaurata dall’alto senza fondamentalmente un consenso popolare, in quanto nessun referendum fu indetto.
Chiaramente cambiano gli scenari di fondo, i punti di partenza e l’evoluzione della società. Ma il risultato è simile in quanto il popolo non è stato coinvolto, le decisioni sono state prese da élite senza prendere in considerazione i bisogni e le necessità dei cittadini, tenendoli fuori da qualsiasi decisione fondamentale per il bene dello stato.

Il secondo titolo fissa le regole ed i procedimenti con i quali può essere ristretta la libertà personale e salvaguardata l’integrità fisica da abusi e da qualsiasi forma di violenza fisica e morale da parte di pubblici funzionari. La Costituzione prevede per coloro che si ritengono lesi nei diritti e nelle garanzie della persona – non rientranti nei casi di habeas corpus – il ricorso all’azione di amparo, che può essere inoltrata all’autorità giudiziaria locale anche per interposta persona o di ufficio dal Pubblico Ministero.

Il Terzo titolo della prima parte riguarda la nazionalità, che è l’appartenenza al territorio della Repubblica di Bolivia. La nazionalità per naturalizzazione si può acquisire per averne dichiarato l’espressa volontà dopo aver risieduto nel paese per due anni. La cittadinanza è la capacità politica che acquisisce un boliviano al compimento del diciottesimo anno di età e consiste nell’essere elettore attivo e passivo per l’esercizio dei poteri e delle funzioni pubbliche. Essa viene sospesa quando si milita in un esercito nemico in tempo di guerra o per una sentenza di condanna detentiva per appropriazione di fondi pubblici o per il fatto di esercitare funzioni per un governo straniero senza autorizzazione del Senato.
L’ultimo titolo della prima parte invece riguarda le regole stabilite per i funzionari pubblici.
Formalmente quindi i principi e i diritti fondamentali sono stati inseriti nel testo fondamentale dello stato boliviano e questo rappresenta ad ogni modo una vera conquista per il cittadino. Molto però ancora rimane da fare per l’applicazione concreta di tali norme, che troppo spesso dal 1967 ad oggi sono state svuotate del tutto dai loro contenuti.

domenica 21 giugno 2009

Invito al voto


INVITO AL VOTO

Carissimi elettori concittadini di Ugento, Gemini, Taurisano, Torre San Giovanni.

Vi ho già ringraziati con il volantino precedente per la fiducia che avete riposto in me. Grazie a voi e agli amici di Taurisano, e lo dico con orgoglio, abbiamo già realizzato un primo importante obiettivo: la conquista di Palazzo Celestini da parte del POPOLO DELLA LIBERTA’ di Ugento- Taurisano. Grazie.

Sarei tentato di rilassarmi considerando vinta la battaglia della candidatura, ma il mio pensiero va alla grande opportunità che si apre per il nostro territorio qualora si riuscisse a centrare l’altro obiettivo rappresentato da GABELLONE presidente.

Noi amici abbiamo fatto il nostro dovere, specie Taurisano che ringrazio ancora, sicuramente potevamo fare di più a Ugento, e dovremo fare di più nel turno di ballottaggio, per contribuire a consegnare ad Antonio Gabellone e al centrodestra la provincia di Lecce. Abbiamo centrato l’obiettivo, abbiamo fatto ciò che ci eravamo prefissati, rappresentare il collegio di Ugento e Taurisano a Palazzo Celestini! Ma siamo solo a metà dell’opera, guai a cullarci adesso e a credere che il più stato fatto; non è così. Vincere non è mai facile, ma noi ci siamo riusciti, nonostante le avversità, nonostante qualcuno ci aspettasse al varco, nonostante qualcuno pensi di averci battuti.
Il Governo Provinciale passato ha di fatto ignorato il nostro territorio relegandolo all’ultimo posto dopo Otranto, Nardo’, Gallipoli e perfino il Capo di Leuca. Ci si ricorda di Ugento per affossarlo ancora di più rispetto all’immagine che si dà all’esterno in manifestazioni che, pur partendo dal presupposto più che giusto della ricerca della VERITA’ , per contro danneggiano l’immagine del territorio e delle sue bellezze paesaggistiche e culturali e della capacità di accoglienza e della moralità dei suoi abitanti.

La crisi economica dilaga dappertutto, ma sarà ancora più pesante quando a fine stagione faremo la conta delle mancate presenze di turisti spaventati dalla cappa di piombo, che grava nel nostro splendido territorio.

Quanto detto mi induce a ripensare sul carico di responsabilità che mi è stato consegnato e sulle vostre aspettative, se la mia posizione futura sarà nella maggioranza di governo provinciale.
Tante sono le cose da farsi e tra queste ricordo:
• la realizzazione della rete fognante a T.S.Giovanni e marine che contribuirà alla riqualificazione della Marina e delle coste, oltre ad evitare l’inquinamento batterico dei nostri mari e delle nostre acque;
• la riorganizzazione, unitamente ai paesi contermini del sistema turistico ricettivo per richiamare flussi turistici di qualità, offrendo un prodotto altamente professionalizzato e che promuova e pubblicizzi le peculiarità del nostro territorio;
• la promozione di centri di assistenza per i ceti più deboli, per gli anziani ed i diversamente abili;
• il recupero del nodo ferroviario con collegamento valido tra Ugento e Taurisano. Porre fine allo sconcio delle Ferrovie Sud-Est e creazione con gli enti interessati di una metropolitana di superficie che colleghi con percorsi veloci i centri del Salento;
• l’incentivazione delle attività locali ritenendo maturi i tempi per essere tutti protagonisti del nostro futuro;
• la riqualificazione ambientale ed energetica degli edifici pubblici con l’uso di energie alternative e dei sistemi di sicurezza intrinseca;
• la riqualificazione ambientale dei nostri bacini, ma soprattutto la ricerca di una soluzione definitiva per evitare che le acque piovane e quelle depurate finiscano nel nostro mare;
• il nodo dolente dei rifiuti, cavallo di battaglia di chi ci ha governato per 15 anni, inizia attraverso l’incentivazione in tutta la Provincia della raccolta differenziata e continua con l’utilizzo di nuove tecnologie, già in uso in Sardegna ed in altri posti d’Europa, e che termina solo in una piccola fase con l’uso dei termovalorizzatori. In altre parole rifiuti come fonte di ricchezza;
• svecchiare e convertire la nostra agricoltura. Abbiamo terre favolose, va promossa la cultura della cooperazione per imporre i nostri marchi e fare imparare a trasformare e a commercializzare i nostri prodotti. Mi attiverò per promuovere i nostri prodotti tipici come l’olio e gli ortaggi con il marchio del nostro “ parco naturale”. La mediazione della provincia presso organismi regionali e comunitari è fondamentale. Bisognerà intervenire con vigore presso tali organismi per risolvere il problema della crisi della nostra olivicoltura. La Provincia non è solo floricoltura è anche Olio, Vino, Ortaggi.

Potrei continuare, ma sarebbe uno sterile elenco di cose da fare se non ci fosse la consapevolezza di un impegno serio e laborioso rispetto al quale vi invito a mandarmi a casa nel momento in cui tali propositi non dovessero essere avviati o risolti. Fatti reali e non chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.

Quindi, serriamo le fila, procediamo compatti e diamo ad Antonio Gabellone il giusto riconoscimento in questo collegio, e diamo al centrodestra la sua giusta dimensione, la dimensione vincente e maggioritaria di sempre, facciamolo per noi, ma soprattutto per i nostri figli. IL 21 E 22 GIUGNO prendiamoci un po’ di tempo e andiamo a votare anche convinti di dare voce alle vostre speranze, alla serieta’, all’impegno e alla competenza.

VOTIAMO ANTONIO GABELLONE PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI LECCE!!

Governare questo territorio, donare a questo collegio un consigliere provinciale di maggioranza, pulito, preparato e competente, val bene il piccolo sacrificio di recarsi alle urne, esprimendo il proprio voto per Antonio Gabellone Presidente.

PACELLA FRANCESCO

venerdì 5 giugno 2009

La verità sull'ITALIA dei "VALORI"


la verità sull'Italia dei valori

Egr.onorevole Eugenio Ozza

Invio copia dell'intervista non pubblicata sul nuovo quotidiano di Puglia a causa di pressioni in tal senso provenienti dagli stessi membri del mio partito, Italia dei valori. Mi è stato riferito che questa intervista è stata volutamente bloccata perché avrebbe potuto rovinare un candidato, ossia il consigliere Gianfranco Coppola.
A mio parere non pubblicare la stessa, significa rovinare cittadini il quando determinati soggetti, se eletti andranno ad occupare le sentii delle nostre istituzioni con la solita ipocrisia e la solita falsità. Per non parlare poi del fatto che a loro dire il sottoscritto non avrebbe alcuna tessera del partito e non ricopro alcun ruolo all'interno dell'Italia dei valori e del comitato pro basile. E sino ad oggi a che titolo avrei parlato? La verità forse è un'altra. A questi signori i dissidenti non piacciono, a fortiori se sono dello stesso partito perchè essi devono dominare incontrastati strumentalizzando puntualmente storie, accadimenti e tragedie umane. Altro che democrazia. Altro che legalità. E' un vero e proprio imbroglio creato ad arte per carpire la buona fede di chi ci crede e di chi, ogni giorno, con il proprio senso civico, si batte a che la società possa migliorare. Nella mia intervista troverà alcuni dei tanti pensieri, fatti e verità celate dai suddetti, che temono possano essere svelate. La autorizzo a leggere il contenuto di tutte le missive, nonchè dell'intervista in parola. Che la verità possa vedere la luce al più presto.
Con osservanza.


Dott. Salvatore De Mitri



Intervista al dott. Salvatore De Mitri, componente del Comitato Pro-Basile

Dott. De Mitri come procede la campagna elettorale ad Ugento, dopo la morte di Peppino Basile?

Personalmente non lo so, considerato che, di fatto, sono stato prima emarginato e poi escluso da ogni scelta politica dettata dai vertici provinciali e regionali dell'Italia dei Valori.

Lei parla di esclusione. Ci può spiegare le ragioni?

Guardi, all'incirca tre mesi fa si è operata una sorta di scissione all'interno del circolo dell'Italia dei Valori di Ugento in quanto una parte aveva avviato una raccolta firme per sostenere la mia candidatura nel collegio Ugento-Taurisano perchè non si sentivano rappresentati dal consigliere Coppola. Ma poi, oltre ad aver rinunciato, ci sono stati degli atteggiamenti ipocriti da parte dei c.d. vertici del mio partito, i quali hanno preferito comportarsi come la gran parte dei partiti.

Ma lei, quindi non vede di buon occhio la candidatura del consigliere Gianfranco Coppola?

Non è che non vedo di buon occhio questa candidatura, ma è solo che è una candidatura di favore ad una persona che si è asservita ad una linea politica che io non condivido e che nemmeno Peppino Basile condivideva. Mi fa ridere l'affermazione di Coppola quando scrive che ha lavorato a fianco con Peppino Basile per due anni.

Perchè non è vero?

Certo che no. Si legga la trascrizione della seduta del consiglio comunale del 6 giugno 2008

Di cosa parla?

Parlo del fatto che mentre Peppino Basile, quale rappresentante dell'Italia dei Valori in seno al consiglio comunale, abbandonava l'aula per protesta, Coppola rimaneva seduto al suo posto prendendo nettamente le distanze dallo stesso Peppino e dall'Italia dei Valori. Come vede nel parlare c'è molta ipocrisia.

Lei è molto duro nei toni, ma si denota anche una certa tristezza. Perchè?

Perchè qualcuno sta strumentalizzando la storia politica di Peppino Basile per raggiungere il potere. Si faccia una domanda: chi era Gianfranco Coppola prima della morte di Peppino?

Chi era?


Un consigliere comunale che riscaldava la sedia del consiglio comunale, che non svolgeva alcuna attività politica né personale e né a sostegno di Peppino. Pensi che il suo primo intervento in consiglio comunale lo ha fatto il 6 giugno 2008, proprio in occasione della sua presa di distanza da Peppino. Quindi di quali battaglie stiamo parlando?

Non le sembra di essere molto duro con i suoi compagni di partito?

Confidavo molto sul circolo di Ugento al fine di poter cambiare la linea politica del partito. Lì dove Peppino moriva, lì poteva nascere una nuova stagione politica per il salento e per tutto lo scenario politico. Ma poi mi hanno voltato le spalle vendendosi per trenta denari. Io, invece no. Ho mantenuto integra la mia dignità e sono riuscito a dire di no a chi pensava di potermi manovrare. Io rimango un uomo libero, ma schiavo delle mie idee, gli altri hanno preferito vincolarsi.

Il comitato Pro-Basile è riuscito a dare un fattivo contributo agli inquirenti?

Personalmente quando sono venuto a conoscenza di fatti e misfatti che potevano o possono ruotare attorno alla vicenda, ho preso carta e penna ed ho relazionato tutto agli inquirenti. Non so gli altri, ma da quello che mi risulta hanno soltato pubblicato articoli sul giornale.

Secondo lei chi ha ucciso Peppino Basile?

Questa è una domanda da un milione di dollari. Non lo so.

Lei è dell'idea che la matrice sia politica o altro?


Come ci si può azzardare a classificare questo omicidio. Da quanto letto sulla stampa, gli inquirenti stanno lavorando alacremente e a tutt'oggi non sono riusciti a delinearne la matrice o il movente. Ma guai ad accusare, per fini politici ignobili, persone che a maggior ragione non sono nemmeno iscritte sul registro degli indagati. In Italia i processi si fanno sulla base delle prove e non dei sospetti. Dietro ogni amministratore o avversario politico c'è una famiglia, che a causa di attacchi strumentali soffre e può anche sfasciarsi. Il mio avversario lo voglio battere percè ho un programma politico-amministrativo più valido e convincente del suo e non perchè il vento spira a mio favore, approfittando della buona fede dei cittadini.

Ha mai pensato di dimettersi?


Certo, ma non lo faccio. Aspetto al varco tutti i cosiddetti vertici, dai quali mi aspetto un atto di onestà intellettuale, anche sho i miei fondati dubbi. Dopo il 7 giugno convocherò una conferenza stampa e svelerò scenari inediti ed oscuri che si celano dietro la candidatura di Gianfranco Coppola a consiglier provinciale nel collegio di Ugento-Taurisano e lì saranno dolori per qualcuno.

Perchè aspette la fine della campagna elettorale?


Perchè sono un signore e non voglio essere accusato di aver influenzato l'elettorato con i miei pensieri critici. Invito soltanto i cittadini ad aprire gli occhi e a non essere creduloni su tante questioni. L'ignoranza, purtroppo, è una grave malattia sociale e va sconfitta. Io ci proverò, anche da solo. Come sempre a disposizione.

Lecce, 26 Maggio 2009

giovedì 15 gennaio 2009

Orizzonti Sonori nella classifica YOURMUSICBLOG

ciao ragazzi, vi annunciamo che il nostro singolo "Ombre nel sole" è stato selezionato per partecipare al concorso Yourmusicblog di Francesco Facchinetti per il mese di gennaio...la scorsa estate eravamo già arrivati al 9 posto su 30 finalisti nella classifica di Agosto, pertanto vi invitiamo ad ascoltare il brano e a votarlo, avendo anche la possibilità di scaricarlo gratuitamente...fateci sapere cosa ne pensate e sosteneteci! grazie!
un saluto a tutti!


Enry
Orizzonti Sonori

http://musicblog. francescofacchinetti. it/entry. html?identry=359
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