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giovedì 5 novembre 2009

Un sergente nella Grande Guerra


Soldato di prima categoria nel 1894. Nato a Ugento in provincia di Lecce, nel basso Salento, l’11 settembre 1894, fu Felice e morto nel 1942 a causa di una polmonite, dopo aver fatto la guerra d’Africa in qualità di sergente. Nel 1915 raggiunge il 92° reggimento di fanteria ed è trattenuto alle armi per mobilitazioni in territorio dichiarato in stato di guerra, indetto caporale. Nella grande guerra ha combattuto in prevalenza nel settore del Cadore della IV armata ed è sopravvissuto al periodo di Caporetto quando la Quarta armata si è ritirata nel novembre del '17 sul Grappa dove qui ha continuato a combattere col titolo di "armata del grappa" al comando dell’Ex Bersagliere Gen, Giardino. E'stato caporale indetto, poi promosso caporal maggiore ed infine sergente indetto per meriti di guerra. Ha ottenuto la croce di merito al valore militare e la croce al merito di guerra per aver servito fedelmente la patria fino alla Vittoria ottenuta nel 1918. Congedato dopo la Grande Guerra, negli anni successivi è stato spesso chiamato per esercitazioni, manifestazioni e parate in quanto esperto nel campo ed in qualità di sergente nel 1936, a 42 anni, ha partecipato alla guerra d’Africa sbarcando a Massaua. Tre anni dopo è tornato in patria ed è stato smobilitato il 2 aprile 1939. Nel 1942 si spegne nella sua casa di residenza a Ugento, a soli 48 anni, a causa di una polmonite dovuta probabilmente alle ferite riportate nella Grande Guerra e nella campagna in Eritrea e ai lunghi soggiorni in trincea, lasciando una moglie e sette figli. Il primogenito, seguendo le orme del padre, nel 1942 a sua volta si trova a servire la patria nella campagna di Albania in qualità di caporale maggiore del 48° reggimento fanteria, partito nel gennaio del 1941, mentre gli altri 6 rimangono con la madre, e la più piccola, nata proprio nel 1942, non lo conoscerà mai. Da sempre una persona valorosa a livello morale e sociale, ha servito con devozione la patria e ha dimostrato sempre rispetto per la divisa che ha indossato, combattendo dure battaglie e trincee riuscendo a sopravvivere alla disfatta di Caporetto, per portare il Regio Esercito alla Vittoria. Autorizzato a fregiarsi: del Distintivo istituito con R.D. n° 641 del 21 Maggio 1916, della Medaglia commemorativa nazionale della Guerra 1915-1918 istituita con R.D. n° 1241 del 29 Luglio 1920 ed ad apporre sul nastro della medaglia le fascette corrispondenti agli anni di campagna 1917 e 1918.

Questo è il profilo del mio bisnonno, un eroe della Grande Guerra, una persona che ha servito la Patria quando ancora meritava di essere chiamata tale, quando l'onore contava più di tutto e l'orgoglio e la dignità erano valori puri.
Onore ai Caduti e ai combattenti della Grande Guerra che hanno servito la Patria fino alla vittoria del 4 Novembre 1918, con fedeltà, onore e coraggio.
Sono fiero e orgoglioso di essere il nipote di un sergente del 92mo Reggimento Fanteria, riuscito a sopravvivere alla disfatta di Caporetto con la 4a armata del Generale Giardino, fino ad ottenere la Vittoria dopo aver combattuto duramente sul Grappa.
Buon anniversario nonno.

La rifondazione giuridica del diritto e le conquiste democratiche


Il resoconto politico più importante del secolo appena trascorso è sicuramente stato la rifondazione giuridica del diritto e delle istituzioni politiche, sia statali che internazionali, generata dalle dure lezioni impartite dalle tragedie – i totalitarismi e le due guerre mondiali – che ne hanno incendiato la prima metà. Questa rifondazione si è espressa in due grandi conquiste democratiche (la democrazia costituzionale e il costituzionalismo mondiale) che hanno investito, l’una la forma istituzionale degli Stati nazionali, l’altra le forme delle relazioni tra Stati e quindi il diritto internazionale. Entrambe queste conquiste si sono realizzate con una medesima operazione: la costituzionalizzazione dei diritti fondamentali (soprattutto il principio della pace e dei diritti umani, inclusi i diritti sociali) quali limiti e vincoli normativi imposti alla politica e ai poteri sia interni che internazionali.

Queste due conquiste però forse non sono state adeguatamente tematizzate dalla cultura giuridica né tanto meno da quella politica. Certamente l’enun¬ciazione dei diritti umani nelle carte costituzionali risale a ben prima del secondo dopoguerra – già le prime Costituzioni e Dichiarazioni rivoluzionarie del ’700 come la Dichiarazione dei diritti della Virginia del 1776, la Costituzione americana del 1787, la Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 fino ad arrivare alle Costituzioni e agli Statuti dell’800 - e sarebbe errato considerarle una mera conquista del dopoguerra. Tuttavia si può affermare che non esisteva, prima del 1948, una Carta internazionale dei diritti umani. Con la Dichiarazione dei diritti Umani dell’ONU si ha il riconoscimento internazionale e non meramente nazionale dei diritti umani, aprendo una nuova pagina di storia del costituzionalismo e del diritto stesso.

L’altra novità nel costituzionalismo del novecento riguarda anche la rigidità delle costituzioni e l’inserimento di un bilanciamento dei principi all’interno del testo stesso volto a garantire il rispetto dei principi fondamentali per evitare che essi rimangano un mero elenco di norme. Questo era accaduto nel 1919 con la Costituzione di Weimar che vide per la prima volta l’inserimento dei diritti sociali in un testo costituzionale. Ma la mancata applicazione in concreto di questi principi ha svuotato del tutto il carattere democratico e socialdemocratico che si prefiggeva. Le norme fondamentali contenute in essa erano solo un elenco di regole che non avevano nessuno strumento capace di farle rispettare e applicarle. Questa è anche una delle cause che porterà al totalitarismo nazista.

Chiaramente dopo la fine della guerra lo scenario politico cambia radicalmente ed il mondo occidentale vive finalmente un periodo di pace e tranquillità chiudendo un’epoca drammatica che finirà con il processo di Norimberga. La già citata Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948 rappresenta proprio quella conquista democratica a livello internazionale che ha reso il clima politico più umano e civile. Pur rimanendo una dichiarazione sostanzialmente politica, l’ONU ha esortato tutti gli stati membri a diffondere ampiamente il testo ed a far sì che fosse distribuito, esposto, letto e spiegato in ogni ambito della società senza distinzioni basate sullo status politico dei paesi o dei territori.

Con il crollo del muro di Berlino nel 1989, che chiude l’epoca della guerra fredda, nasce un nuovo fenomeno che comporterà altre modifiche radicali nella società , la cosiddetta globalizzazione. Questo fenomeno fà nascere nuovi diritti che si aggiungono a quelli già considerati fondamentali, e principi e diritti che prima non erano presi in considerazione, oggi invece rappresentano un elemento insostituibile nella nostra società e soprattutto il loro rispetto è di fondamentale importanza per l’uomo e la convivenza civile.
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