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sabato 21 giugno 2008

La teoria della costituzione e dello stato

Possiamo definire la teoria della costituzione come il filo conduttore per creare le basi per la coesione, che si prefigge lo scopo di introdurre e creare il concetto di dignità umana e il concetto d’eguaglianza. Con la teoria della costituzione si gettano le basi per la teoria moderna che passa dal riconoscimento dei diritti nei soli rapporti verticali (autorità-libertà) a quelli anche orizzontali (libertà-libertà).

TEORIA DELLO STATO
La teoria dello stato è anch’essa volta a creare la coesione, ma lo stato per definizione nasce per garantire la pace, la sicurezza, l’ordine, il consenso e l’unità politica. Una considerazione di fondamentale importanza è definire in che rapporto stanno le due teorie tra loro. Prima di tutto la teoria della costituzione si sviluppa dopo quella dello stato, ma è comunque presente nella seconda per il fatto che la costituzione crea le basi della coesione,ed in tal modo, al sorgere di essa, avviene la nascita dello stato.

Qual è il fondamento storico della teoria dello stato?
Lo troviamo nelle concezioni filosofiche di Hobbes, Spinosa, Puffendorf, Grozio ed altri costituzionalisti che teorizzeranno lo stato.

GROZIO afferma che le cose create sono espressione della volontà di Dio e dalle cose create deriva il diritto naturale. Tra le regole di natura esiste il diritto all’autoconservazione, ossia il diritto alla vita. Si ha il diritto di agire per le cose che si riferiscono a noi, relative al nostro benessere, per preservarsi dai mali fisici, ottenere le cose indispensabili per vivere ed utili all’autoconservazione.

HOBBES
si colloca in un modo opposto a Grozio. Egli afferma che dai fenomeni naturali non deriva la dottrina spiegata dal suo collega, chi vive in simbiosi non lo fa per un fatto naturale, avviene per specifiche convenienze. La natura ci dimostra che nessuno è indicato ad evitare che gli esseri umani vogliano la stessa cosa, sarà la lotta a decidere chi deve vincere, l’attitudine umana non è attitudine alla societas bensì alla lotta (omo omini lupus). Si agisce per fini utilitaristici.

SPINOZA
nel suo trattato teologico esponeva i principi fondamentali della comunità civile, in cui erano presenti il diritto civile, dell’autorità sovrana e quello naturale dei singoli. Il principio naturale di autoconservazione è soddisfatto anche violando una serie di regole legate all’incolumità degli altri: TUTTO E’ LECITO. Gli esseri umani sono privi della sana ragione, non hanno intelletto nella fase naturale.

PUFFENDORF descrive solo la situazione, non aggiunge nulla di nuovo. Lo stato naturale è quello che si viene a formare quando gli uomini escono dagli ambienti famigliari, hanno tendenza ad occuparsi della propria vita. Il rischio sorge nel momento in cui pensando a sé stessi ledono gli altrui diritti. Gli uomini comprendono i limiti delle loro azioni anche nello stato di natura, hanno la sana ragione, quindi non sono giustificati se si comportano in modo sbagliato.

Per la costruzione dello stato, il consenso è un elemento essenziale, ed il suo fondamento poggia sul concetto di libertà. Quindi nasce lo stato e di conseguenza anche le soluzioni giuridiche per la sua formazione. L’autorità non può comprimere il momento della libertà, questo concetto deve esser realizzato nella sua evoluzione legata ai tempi a cui si riferisce.

Ogni periodo storico ha un suo ciclo comportamentale, una sua consuetudine legata alla societas, un modo di intendere determinati fenomeni. In Inghilterra ciò avviene prima, le basi si formano precocemente, non si ha una monarchia assoluta. Già nel 1215 con la Magna Charta il re è costretto a concedere ai baroni alcuni diritti, e quindi a porre limiti al suo prestigio ed alla sua potenza. In tal modo i baroni acquistano alcune libertà concesse dal sovrano stesso. In Inghilterra nascerà anche il Parlamento, che lentamente assumerà sempre più potere fino a lasciare al re il solo ruolo di promulgare le leggi.

La Libertà è volta a creare un limite all’autorità, e questo procedimento partirà dall’Inghilterra per espandersi in tutta Europa. Con la creazione della teoria della costituzione le limitazioni rivolte all’autorità diventano un fatto consolidato: 1° AUTORITA’ VS LIBERTA’ nella considerazione del concetto di proprietà: più il momento della libertà ingloba quello dell’eguaglianza più si evolve l’evoluzione. 2° AUTORITA’ VS LIBERTA’ nella considerazione del concetto di eguaglianza: la libertà tende all’eguaglianza ed essa si rivolge ad altre forme legate alla società.

TEORIA DELLA COSTITUZIONE MODELLO INGLESE E RIVOLUZIONE FRANCESE
Nel 1789 in Francia si sviluppa la rivoluzione francese per limitare i poteri del sovrano assoluto, nasce il concetto di nazione, di sovranità nazionale. Ma il rapporto tra i cittadini sarà fondato ancora sul censo. Dovevano essere allargate le basi della società, creare l’eguaglianza sostanziale per conservare la pace, il consenso e la sicurezza, invece si crearono le basi per il ritorno all’autoritarismo, che avverrà con l’avvento di Napoleone. La rivoluzione scoppiò perché non c’era coesione sociale in quanto la monarchia era assoluta, ma fallì e si tornò al punto di partenza. Il potere regio fu sconfitto per lasciare il posto al potere di un imperatore, che tuttavia, con la creazione del codice civile, fu un elemento importante e un punto di riferimento per il diritto e la politica.

In Francia non era possibile riprodurre il modello inglese in quanto mancavano le condizioni di tempo e la situazione era diversa in quanto in Francia si doveva partire da zero, creare tutto. In Inghilterra ulteriori problemi sorgeranno, legati al concetto di libertà, e quindi si amplia il rapporto verticale, in quanto l’accesso al Parlamento vale solo per una determinata categoria di individui. Il concetto centrale di proprietà creava problemi in quanto alla presenza di un proprietario, c’era un altro individuo che non lo era ed esso veniva emarginato. Non è più solo la proprietà un diritto assoluto, ma accanto ad essa ne sorgeranno altri. L’autorità deve limitarsi in funzione della libertà.

Il modello inglese fondamentalmente si caratterizzava per una vera e propria coesione, i fattori che stavano all’origine erano la legittimità ed il consenso e davano la spiegazione all’individuazione delle ragioni in base alle quali nel 600’ evidenziava un sistema che poteva permettersi di concepire la sovranità non assoluta ma frazionata.

Con Cromwell si giungerà alla cacciata della monarchia, che adotterà una politica dura per reprimere il passato, e si rifiuterà di esser proclamato re per sfuggire al controllo del Parlamento stesso. Il parlamento diventa una camera di discussione, tuttavia si vota per censo (come affermato prima).

La sovranità non era collocata interamente nel popolo, ma in ogni caso non interamente nel parlamento in quanto la monarchia aveva un potere in ogni modo forte, il re aveva un potere esecutivo decisionale. Quindi la sovranità non era in capo ai baroni vincolati dalla Magna charta e limitati dalle corti regie. Era dunque una sovranità frazionata, un sistema di pesi e contrappesi che insieme formavano una coesione.

Il sistema inglese era un modello di riferimento da imitare. La rivoluzione francese creerà un concetto cardine che dovrà essere fondamentale per la creazione della coesione, per decentrare il potere assoluto. La borghesia si allea con il baronato per annientare la monarchia. I teorici precursori sono Montesquieu, Diderot, Rousseau e Voltaire, che faranno riferimenti al modello inglese come modello idealizzato da perseguire. Ma in Francia non deve esser raggiunto un modello fondato sull’equilibrio (in GB si arriverà con Guglielmo il Conquistatore), in quanto il re non vuole mollare il potere.

Per quanto il modello inglese sia modello idealizzato e quindi modello di riferimento, non è possibile applicarlo alla Francia in quanto mancano le condizioni di tempo e di situazioni diverse, non è possibile riprodurre il modello inglese. La Francia cerca di rompere il potere regio, per fondare una società che diventa il fulcro della sovranità, ed attribuire ad una serie di classi il potere effettivo all’interno del Parlamento.

La Rivoluzione francese scoppia perché manca la coesione sociale in quanto la monarchia assoluta non garantisce pace e sicurezza (finalità della base dello stato) e crea conflittualità, quindi non c’è ordine. Se si parte dal basso, è necessario creare le basi minime dell’ordine, che si ottengono mediante la coesione attorno a certi valori. In GB il problema non si è posto. In Francia invece nasce il concetto di NAZIONE, che raggruppa coloro i quali, a prescindere dalla provenienza, si identificano nei valori rivoluzionari (libertà, eguaglianza). La nazione è un concetto che crea le basi per l’ordine sociale, attua la situazione da cui emerge il consenso. Far parte della nazione francese significa far parte del consenso. Il concetto di SOVRANITA’ è unitario e non frazionario, unica la sovranità perché c’è l’unicità della nazione. In Francia tutto partiva da zero, si crea la società, la nazione, ma alla base non c’era un’autoregolazione. Si vuole creare la legittimità dell’autorità, creando la centralità del Parlamento. Si crea il concetto di LEGITTIMITA’ partendo dal basso.

COESIONE E NAZIONE NELLA CONDIVISIONE DEI VALORI DELLA RIVOLUZIONE
Si creano nuove basi per l’ordine. NAZIONE-PARLAMENTO Ci deve essere la coesione, l’unità politica, la legittimità dell’autorità sovranità assoluta Ma la rivoluzione del 1789 in realtà sarà un fallimento, non creò la coesione essenziale, anche se in parte risolse i problemi del tempo. Con essa nasce anche il diritto di proprietà, che in GB era già sorto con la Magna Charta.

In Francia la popolazione si allea con la borghesia proprietaria, e quindi nasceranno le considerazioni sulla salvaguardia della proprietà, sulla tutela di essa ( che erano già presenti in Inghilterra da molti secoli). Si è esautorato il potere regio in Francia. SOVRANITA’ NAZIONALE: si doveva creare la coesione e quindi l’unità politica con riferimento a tutta la popolazione, senza distinzione di classi, base del consenso. In Francia si partiva da zero per causa del sovrano assoluto. L’eguaglianza e la libertà erano concetti che non potevano esser mantenuti in modo ristretto ma dovevano con graduazione (a seconda dei ceti) esser allargati, estesi, coinvolgere tutti, per creare una base minima di consenso per ottenere la pace e la sicurezza. Si crearono invece le basi per il ritorno all’autoritarismo.

La sovranità della nazione cosi come quella della monarchia, o dell’aristocrazia, della democrazia, anche se il concetto di sovranità è inteso in modo assoluto, deve esser sorretta da una legittimità per creare coesione, consenso ed unità politica. In GB si discuteva sulla centralità del concetto di proprietà e che essa creava comunque conflitti in quanto c’è chi era proprietario e chi non lo era, e quest’ultimo dunque era emarginato, e l’emarginazione suscitava un conflitto (riprendendo il concetto anticipato prima). Si iniziò allora a teorizzare il “LABOUR INDUSTRY”, le teorie sul contratto di lavoro e le sue garanzie cercando di ridurre la disuguaglianza causa dalla proprietà.

Il conflitto religioso in Inghilterra si discuteva sulla tolleranza religiosa, sul fatto che l’autorità dovesse esser limitata al proprio credo religioso.

AUTORITA’ – PROPRIETA’ – LIBERTA’
Non è più soltanto la proprietà un diritto assoluto, ma accanto ad essa sorgono anche altri diritti che sono assoluti attraverso le categorie nuove del contratto di lavoro, volte a rimuovere le disuguaglianze. Si iniziò a creare un maggiore bilanciamento tra le classi e quindi tra libertà ed autorità. L’autorità deve limitarsi in funzione della libertà.

L’eguaglianza è accresciuta, si passa da un rapporto tra autorità e libertà in funzione della proprietà. Queste teorie sono colte a limitare l’autorità e a ridurre i diritti proprietari per favorire i non proprietari ed i lavoratori. In Francia dunque si sviluppa la Rivoluzione per limitare i poteri del sovrano e nasce la sovranità nazionale.

Ma il rapporto tra autorità e proprietà è ancora fondato sul censo, un problema che doveva essere risolto grazie ai principi rivoluzionari. In GB ci sono altri problemi, quelli legati alla libertà, quindi si amplia il rapporto verticale (autorità – libertà).

Se mancano la pace e la sicurezza, si ha conflitto. Con la nacita del contratto di lavoro, nasce il concetto di limite, in quanto quando riconosco un diritto (del lavoratore) per definizione ne limito un altro (del datore di lavoro). Si stanno allargando le basi per l’eguaglianza. Nascono i principi in concreto di dignità umana e di eguaglianza.

TEORIE COSTITUZIONALI
Le teorie costituzionali dell’800 (tranne quella inglese) sono teorie volte a risolvere con i testi costituzionali, il paradigma dei rapporti tra autorità e libertà (dall’alto verso il basso). L’Europa, fondamentalmente è formata da monarchie che da assolute diventano costituzionali. Le costituzioni dell’800 sono costituzioni concesse dalla monarchia o patteggiate tra il re ed i ceti emergenti presenti in Parlamento.

STATUTO ALBERTINO
E’ una carta costituzionale concessa dal re Carlo Alberto di Savoia al popolo italiano. Afferma la garanzia della libertà. La teoria dell’800 è fondata sulla proprietà o sul censo. I diritti di elettorato attivi o passivi sono riferiti al censo. La gestione del potere è una gestione condivisa tra il re ed il Parlamento. Art. 26: la libertà individuale è garantita, ciò consiste un limite all’autorità regia. Art. 24: tutti sono eguali davanti alla legge.

TEORIA COSTITUZIONALE
Trova origine nel 700 inglese. Si dibatte anche sui limiti della proprietà che s’incontrano con i lavoratori al sorgere del contratto di lavoro. Abbiamo due fasi importanti della teoria costituzionale: 1) una fase moderna, nell’800 in Europa (tranne in GB) nei rapporti tra monarchia e popolo mediante costituzioni concesse o patteggiate; nei rapporti verticali si riconoscono i diritti come limitazioni all’autorità e sono dunque messi per iscritto in un testo che ha valore giuridico. Nasce dunque il compromesso tra la proprietà e l’autorità. Il potere inizia ad essere condiviso tra il parlamento ed il governo della monarchia nel senso che all’interno del Parlamento si accede solo per censo, e quindi al resto della popolazione rimangono riconosciuti i diritti di libertà esclusivamente nei rapporti verticali, si riconoscono quelle libertà nei confronti dell’autorità.
Vi è una limitazione al potere sovrano, libertà dello Stato.

PATTO DI COESIONE: è fatto esclusivamente tra monarchia, proprietà e censo, perché anche gli altri diritti riconosciuti sono diritti limitabili esclusivamente dalla legge, ma essa è emanata dal Parlamento stesso, ed in quanto si accedeva per censo, chi sedeva in Parlamento godeva direttamente di questi diritti; tuttavia anche chi era escluso godevo di riflesso di questi diritti, ne era comunque tutelato, perché era una libertà riconosciuta a tutti, limitata in base alla legge, emanata dal Parlamento.

Nei rapporti autorità-libertà in senso verticale, la teoria costituzionale dell’800 porta a creare una coesione nei rapporti delineando quelli di autorità-libertà mediante il ruolo del Parlamento che giunge a condividere il potere con la monarchia, ma che tutela i ceti sociali non ammessi in Parlamento in modo riflessivo.
Le basi della convivenza si trovano in questi paradigmi. Nell’800 quindi le oligarchie fanno un patto con la monarchia, e la costituzione rappresenta questo patto.

NAZIONALISMO E SUFFRAGIO UNIVERSALE 2)La legge è espressione della monarchia e del Parlamento, ora rappresentato anche da chi prima non poteva votare né essere eletto, con l’introduzione del suffragio universale. I diritti sociali vengono introdotti nella costituzione, nasce il principio di eguaglianza formale. I partiti politici si fanno portavoce e rappresentano in Parlamento i ceti che prima vi erano esclusi.

IDEOLOGIE
Le ideologie del 900’ sono nate sulla base di una situazione conflittuale. Secondo una determinata impostazione si deve creare un compromesso tra libertà classica (libertà personale, domicilio) e le nuove libertà (diritti sociali). Si richiede dunque l’intervento dell’autorità e di conseguenza una limitazione degli altri diritti (quelli delle vecchie oligarchie, dei proprietari, i diritti d’impresa). Ma la possibilità di trovare un compromesso secondo una certa ideologia è impossibile, ossia non si può riuscire a far si che le nuove costituzioni contengano un’integrazione tra le libertà classiche e quelle dei diritti sociali, si ritiene che l’autorità stessa non sarà in grado di metter nella costituzione questi nuovi diritti.

MARXISMO: eguaglianza assoluta, non ci sarà compromesso, abolizione della proprietà privata, nascita di una società senza classi

NAZIONALISMO: per mantenere l’ordine e la coesione nascerà questa ideologia sorta dalla rivoluzione francese, con l’esaltazione della razza e della patria, che daranno vita ai movimenti del Fascismo e del nazionalsocialismo.

SUFRAGIO UNIVERSALE – DIRITTI SOCIALI
Dualismo tra la Monarchia e le oligarchie (Parlamento): costituzioni concesse o patteggiate; l’altra parte del popolo era titolata di riflesso; con l’universalizzazione del sufragio essa può sedere in parlamento, nascono i partiti politici ed essi chiedono non i diritti di libertà che già esistono, ma ciò che prima era iniziato a teorizzare dagli inglesi, quindi nuovi diritti, i DIRITTI SOCIALI.

Essi devono essere riconosciuti con interventismo maggiore da parte dello stato. Costituiscono però una limitazione alle libertà classiche delle oligarchie, nei diritti di libertà e d’impresa. Nell’800’ l’autorità, la proprietà e la libertà sono concetti nelle mani della monarchia e delle oligarchie. Le altre classi subiscono una tutela di riflesso per la garanzia di questi concetti. Nell’800’ tuttavia queste costituzioni erano concesse dai sovrani o patteggiate tra la monarchia e i proprietari terrieri, il cosiddetto patto di coesione. Un esempio importante è lo statuto albertino nel regno d’Italia, concesso dal re Carlo Alberto. Inoltre nella camera più importante, ossia il Parlamento, si sedeva per censo, non tutti avevano il diritto di essere eletti e parteciparvi.

Chi non risiedeva nella categoria prediletta godeva di riflesso dei diritti fondamentali. Nel 900’ nascono i diritti sociali che richiedono limitazioni agli altri diritti. Lo stato deve intervenire positivamente per affermare e garantire questi diritti. Oggi il riconoscimento delle diverse libertà a tutti mette ciascun individuo sullo stesso punto di partenza. Si deve garantire la tutela delle libertà a tutti ponendo limiti di conseguenza ad altri diritti . L’eguaglianza formale diventa sostanziale.

Con la nascita della libertà e dei diritti fondamentali che vengono riconosciuti a tutti, si pone dunque un freno ed un limite all’autorità. Alla fine dell’800’ nasceranno i partiti di massa, basati sulle ideologie che sorgeranno alla metà del secolo – il marxismo, che afferma di voler abolire la proprietà privata e creare una società comunista annullando quella di classi, o il nazionalismo che esalta i valori della patria e della razza come il fascismo ed il nazismo all’inizio del novecento- e tutte queste novità daranno nascita a rischi di conflitto, in quanto divergono le idee nella società ed essa non riesce più a reggere la pressione delle richieste che non possono essere attuate se non mediante un cambiamento radicale e sostanziale. La situazione degenera appunto nel 1914 con l’avvento della Prima Guerra Mondiale.

La costituzione era un elemento insufficiente in quel periodo storico, non rispecchiava più le esigenze che la società richiedeva, era necessario un cambiamento. La situazione si evolverà nel 1919 con la COSTITUZIONE DI WEIMAR, la prima vera e propria costituzione legittima che porrà le basi per le successive carte costituzionali in Europa e nel mondo.
Tuttavia, anche se essa inserirà i diritti sociali all’interno del suo testo, essi lo saranno soltanto formalmente.

L’eguaglianza sostanziale sorgerà soltanto alla fine del secondo conflitto mondiale. In essa è presente un problema di convivenza di più diritti, in quanto accettandone uno, se ne limita un altro. Devono essere scritti limiti ad alcune libertà all’interno stesso della carta costituzionale, per non avere conflitti con le altre. Con la costituzione di Weimar si cerca di raggiungere il compromesso da cui tracciare le basi del consenso inserendo i diritti sociali ma manca il riconoscimento sostanziale di essi e del concetto di eguaglianza come affermato prima. Quando si riconosce un diritto sociale lo stato deve intervenire per renderlo effettivo, si devono contemporaneamente sancire dei limiti ad altre libertà.

Soltanto il suffragio universale permette all’eguaglianza sostanziale di avere atto, in quanto esso dà la possibilità a tutta la popolazione di partecipare attivamente alla politica e allo Stato, e quindi modificare l’aspetto sociale. La legge è espressione di suffragio, ed in tal modo è rappresentato anche chi prima non lo era. I partiti politici si fanno portavoce e rappresentano ceti sociali prima esclusi in Parlamento. Ma non è abbastanza per garantire tutto questo.
Lo Stato deve intervenire per metter tutti sulla stessa base, deve allo stesso tempo limitare la libertà altrui e creare una convivenza di libertà. Per fare un esempio a quanto detto, si possono prender in considerazione le norme sulla sicurezza sul lavoro, che creano limiti all’impresa ma che devono per forza esser attuati per la tutela dell’essere umano che svolge il suo ruolo nel ciclo di produzione industriale.
Con la costituzione di Weimar non si era raggiunto il compromesso, si è cercato di metter tutti d’accordo, ma non si è agito concretamente, non secondo i canoni della teoria della costituzione (ossia la realizzazione della coesione e la reale soddisfazione del principio di eguaglianza e di dignitàumana).

Il compromesso della teoria della costituzione doveva realizzarsi con l’intervento dello stato, in quanto titolare di diritti e quindi poteva porre limiti ad essi. “Ogni volta che riconosco una libertà, ne limito un’altra” Art.3 della costituzione italiana: afferma il riconoscimento dell’uguaglianza formale e sostanziale. Si devono rimuovere gli ostacoli che impediscono il progetto dell’evoluzione della dignità umana. Si deve riconoscere l’eguaglianza ed intervenire su ciò, questo è quello che si richiede allo Stato.
Art.41 della costituzione italiana: l’iniziativa economica privata è libera ma non in contrasto con l’utilità sociale. Art.42 della costituzione italiana: la proprietà è pubblica o privata. La teoria costituzionale è quella volta a creare la coesione , dopo la fine della seconda Guerra Mondiale. Nell’800 era fondamentalmente rivolta a garantire la proprietà, n c’era sostanzialmente coesione. Con il suffragio non era più sufficiente, quindi era necessario compiere il compromesso tra le vecchie libertà e i diritti sociali sia nei rapporti verticali sia in quelli orizzontali. Oggi questo problema è stato risolto, la teoria dovrebbe esser volta nei rapporti tra tutti i diritti riconosciuti che per definizione non possono convivere se non limitando i diritti altrui. La risultante è quella volta a creare coesione per creare unità politica.

RAPPORTI TRA TEORIA DELLO STATO E DELLA COSTITUZIONE
La teoria dello Stato è volta a creare pace, ordine, coesione ed unità politica. La teoria della costituzione (filo conduttore per creare le basi della coesione) (per la dignità umana e l’eguaglianza) ha dunque tre diverse fasi: 1) Nell’800’ l’autorità, la proprietà e la libertà appartengono al dualismo Monarchia - oligarchie e le altre classi godono di riflesso dei diritti. 2) Nel 900’ i diritti sociali nascono e richiedono limitazioni degli altri diritti, quindi l’intervento positivo dello Stato 3) Nell’epoca contemporanea abbiamo il riconoscimento delle diverse libertà a tutti, mettendo tutti sullo stesso punto di partenza, c’è la garanzia della tutela delle libertà a tutti con limiti ad altri diritti. L’eguaglianza formale diventa sostanziale. In che rapporto stanno dunque le due teorie? Nel momento in cui la teoria moderna bilancia diversi diritti, non può non tener conto che comunque limitando tali diritti non può venir meno il valore della pace, della sicurezza, dell’ordine, non possono essi non esser legati l’uno con l’altro.

Si deve tener conto che in molte situazioni la limitazione di un diritto può esser giustificata in nome di questi fattori siccome la pace stessa può limitare questi fattori, essi sono perseguiti per il mantenimento dei diritti di tutti quanti, per creare una società civile e pacifica. Nel rapporto tra le due teorie deve esserci un’interrelazione nel senso che oggi lo Stato non può in nome dell’ordine sospendere i diritti (lo può fare solo in casi eccezionali come in tempo di guerra) per salvaguardare i diritti degli altri (come le leggi sul terrorismo). I limiti in nome della tutela dell’ordine devono esser valutati sulla base della tutela della collettività, la SALVAGUARDIA DELL’ORDINE COMPLESSIVO.

L’autorità non può decidere da sola e nemmeno senza limiti. In conclusione, se la teoria della costituzione non è in grado di individuare gli elementi essenziali analizzati fin qui, nel momento in cui non riconosce i profili del compromesso, essa non soddisfa il suo compito, perché al paradigma dell’eguaglianza e della dignità umana dobbiamo aggiungere quello della coesione, elemento fondamentale per la convivenza civile, per la creazione dello stato e per la garanzia della pace, ordine e sicurezza. Si deve giungere concretamente a quella terza via iniziata con Weimar, altrimenti non si può parlare di costituzione, bensì soltanto di trattato.

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