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sabato 21 giugno 2008

La creatività come affermazione della personalità

La fantasia che ogni essere vivente ha di esplicitare le proprie sensazioni è un fattore esclusivamente individuale, il quale caratterizza la personalità dell’individuo e sebbene essa non possa essere appresa, va incoraggiata perché l’originalità di una persona permette di distinguerla dagli altri. Qualsiasi poeta ha una propria creatività, dovuta soprattutto alla sua immaginazione, percependo sensazioni durante la giornata e modificandole o rendendole proprie in seguito, come affermò il poeta inglese Wordsworth. Tuttavia essa non si limita soltanto al campo letterario, è una qualità richiesta in ogni ambito e si sviluppa in molti settori. Anche la scienza richiede una certa creatività, per passare dall’analisi dei dati alla formulazione di una legge, è una facoltà che lo scienziato deve avere per spiegare ciò che ha scoperto. Basti pensare a Galileo, che inventò il metodo sperimentale o Copernico che rivoluzionò la percezione dell’universo sconvolgendo il suo tempo quando affermò che era la terra a girare intorno al sole.

Ma la creatività può anche essere interpretazione. Si può conoscere ciò che altri hanno scritto o sperimentato ma percepirlo in modo proprio, originale, prendendone spunto per tirarne un’impronta personale. Questo avviene notevolmente in ambito artistico. Un autore deve aver una buona conoscenza della letteratura per scrivere i versi di una propria canzone, come un musicista deve avere una buona base classica. Jim Morrison scriveva le sue poesie ispirandosi ai “poètes maudits” come Baudelaire o Rimbaut e scrivendo “Quando le porte della percezione saranno spalancate, l’uomo vedrà come le cose realmente sono: infinite” si ricollegava perfettamente a ciò che William Blake scrisse qualche secolo prima. Nelle parti strumentali di Roger Blackmore, il chitarrista dei Deep Purple, sono evidenti le contaminazioni classiche di Bach e Beethoven, e ciò dimostra che la creatività implica una buona conoscenza di quanto è stato creato prima.

Tuttavia l’essere creativo può comportare dei rischi, perché non tutti possono apprezzare le divergenze di opinione. Nei secoli scorsi “l’uomo originale” non sempre è stato accolto nel migliore dei modi e spesso è stato condannato ai margini della società. Proprio essa limita l’uomo a schemi tradizionali impedendogli di affermare la propria originalità. Infatti, l’uomo nasce innocente e puro, afferma Rousseau, ma entrando in società è corrotto e perde la sua innocenza primordiale. Lo stato non accetta le divergenze ma preferisce di gran lunga i conservatori e i conformisti, quelli che rispettano le leggi e non si ribellano alla società. Nei secoli precedenti molti anticonformisti sono stati condannati e sono entrati in un conflitto gerarchico. Lutero quando il 31 ottobre 1517 appese le sue tesi eretiche contro la chiesa nella cattedrale di Wittenberg entrò in contrasto con il papa, ma trascinò molte persone con sé e lentamente si consolidò una nuova religione. Così fece Calvino, Zwingli ed altri staccandosi dagli schemi tradizionali realizzando nuove forme di culto.

Esiste anche una categoria di individui, considerati strani e posti al margine della società, che non riescono ad esprimersi nella loro concretezza e sono limitati nel contatto umano. Questi si definiscono autistiche, ed un esempio rilevante è Albert Einstein, il fondatore della teoria della relatività, rimandato in fisica e in matematica perché non riusciva ad esprimersi davanti agli altri. E’ un paradosso affermare che una persona avendo avuto scarsi risultati in materie scientifiche a scuola, possa aver inventato una teoria fondamentale per la scienza moderna. Tutto ciò sta a dimostrare quanto la società non aiuti la creatività dell’individuo ma tende piuttosto ad arginarla e metterla da parte.

Dopo la fine delle due guerre mondiali ed il crollo delle dittature, la creatività ha avuto l’opportunità di fare il suo sfogo. Vi è stata una rivalutazione di tutto quello che è avvenuto in passato e oggi si accettano le divergenze d’opinione, si è liberi di pensare. Ma ancora oggi la creatività continua ad esser vincolata da schemi tradizionali che impediscono di creare. Ciò è dovuto ad un’eccessiva concezione nel dare a tutti la libertà di esprimere le proprie opinioni e teorie, si è sentito la necessità di porre nuovamente dei limiti per ristabilire l’ordine e la disciplina. Basti pensare al fenomeno degli hippie negli anni settanta. La creatività va esaltata e motivata, ma deve esser un modo di affermare esclusivamente la propria personalità e non di condizionare gli altri o obbligarli a determinate tendenze. Essa deve solo esser un mezzo per distinguersi dagli altri e affermare il proprio pensiero, carattere e personalità, non un modo per creare confusione.

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