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venerdì 20 giugno 2008

Giudizi di fatto e giudizi di valore che si intrecciano in un sistema elettorale e politico


Il sistema elettorale italiano ha attraversato notevoli crisi già dall'ottocento, oscillando tra leggi maggioritarie e leggi proporzionali, arrivando ad una legge che premiava la coalizione vincitrice con un premio di maggioranza elevato.

la LEGGE ACERBO garantiva un sistema elettorale con premio di maggioranza elevato, se pure forse poco democratico, esso garantisce la governabilità (ma in tale epoca un premio del genere era enorme). Fu lo stesso Matteotti a parlarne per primo anni prima. Poi invece verrà ucciso perché denuncia i brogli elettorali.

Il sistema elettorale può essere buono o cattivo ma dipende esclusivamente dal gioco politico e dal contesto nel quale si colloca.

La suddivisione tra le scienze sociali e le scienze naturali è fondamentale per capire ciò che contraddistingue i giudizi di fatto dai giudizi di valore. Le scienze naturali sono basate sulla replicabilità dei risultati, le scienze sociali si possono spiegare attraverso teorie e non per leggi. La legge è qualcosa di certo. Le scienze sociali comunicano e analizzano per teorie, le scienze naturali analizzano e comunicano per leggi.

Non esiste un evento perfettamente uguale ad un altro. Le teorie hanno un valore esplicativo mentre le leggi invece hanno un valore normativo (quindi replicabile). La teoria è difficile da esser smentita in quanto cerca di spiegare un fattore. Il diritto è una scienza sociale. La scienza sociale si propone teorie interpretative per chiarire i suoi concetti.

Il dato di fatto è qualcosa di incontrovertibile, è un dato reale, oggettivo. Il giudizio di valore è uno strumento potenzialmente discutibile e opinabile.

(l'economia è scienza naturale nascosta con le sue teorie). Il giudizio di valore e il giudizio di fatto si integrano fra di loro e la loro distinzione diventa sempre più difficile e spesso si ricorre ad isolare il giudizio di valore.

Le riforme elettorali non creano il trend dei cambiamenti ma accelerano o frenano tendenze già in atto. Il diritto di voto può essere attivo o passivo, in quanto posso eleggere ma posso anche non essere eletto in quanto non ho l'età per farlo.

Con la legge elettorale non si cambia il modo di istituzionare il paese, le riforme elettorali sono armi a doppio taglio (bombe anti-uomo).

Il passaggio dallo stato liberale allo stato liberale-democratico si attua anche con il sistema elettorale e quindi con la massima partecipazione del popolo alle decisioni politiche.

Lo stato italiano quindi nasce come sistema rigidamente accentrato. Il rapporto centro-periferia è l'elemento principale dello stato, basato sul modello piemontese di Cavour. Il centro piemontese è il modello amministrativo più adatto per facilitare un controllo sui territori di fatto annessi. Si adotta quindi il MODELLO CENTRALISTA. Il problema, che poi sorgerà in seguito in misura sempre più maggiore, è il confine lombardo-veneto, che rimarrà sotto l'amministrazione austriaca.

Lo stato italiano alla nascita quindi si basa sulle tre caratteristiche fondamentali: è uno stato monoclasse, la sua forma di governo è la monarchia costituzionale e si basa su un sistema accentrato sul rapporto centro-periferia.

C'è da chiedersi ora, in questo contesto storico, se non vi è stato un processo devolutivo che ha riportato indietro le lancette dell'orologio dell'apparato statale italiano.

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