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sabato 21 giugno 2008

Salviamo la lingua di Dante


Quanti altri decenni dovranno passare per metter al sicuro la lingua italiana? Dobbiamo incorrere nello stesso errore per l’inno di Mameli? Credo proprio di no, il popolo italiano ama la sua lingua e non penso voglia metterla in pericolo per farla passare in secondo piano. Speriamo quindi che non passino altri 150 anni come è successo per l’inno, perché sarebbe davvero una vergogna (ricordiamo che è dovuto salire l’ex governatore della banca d’Italia, un presunto massone, per fare il decreto, dopo 40 anni di democrazia cristiana, servita solo a svendere tutto il patrimonio del nostro paese….e poi ci lamentiamo se gli altri paesi ci snobbano).

Il patrimonio culturale di una nazione va preservato sempre, e la lingua italiana è la lingua madre della nostra patria, la patria di Dante, il padre della lingua italiana, l’autore della divina commedia, testo letterario diventato un capolavoro artistico nei secoli.

Dobbiamo proteggerla ad ogni costo, l’italiano è la lingua della nazione e deve essere tale e soprattutto rimanere tale per sempre, affinché continui a fare la storia del popolo italiano. Le altre lingue possono essere tutelate, certamente, siamo in un paese liberale e democratico,ma quella che appartiene al territorio, al concetto di nazione, al diritto di nazionalità e di origine italiana è la lingua di dante. Già all’epoca della rivoluzione francese, al sorgere dell’ottocento, con la nascita del concetto di nazione, la lingua era parte integrante del territorio di uno stato, vista come elemento di coesione per l’unità politica, vedendo la nazione come etnos e come demos. I rivoluzionari francesi avevano tanti dialetti diversi a seconda della regione, ma il francese divenne quella lingua ufficiale come humus per la loro unione e fratellanza.

La lingua della nostra patria è stata, è e deve rimanere la lingua ufficiale. Tollerare tutte le altre lingue è ovvio perché sta alla base della democrazia, ma l’italiano è la lingua della nazione, è un patrimonio culturale, è la lingua di dante ( e lo ripeto per esortare il nostro popolo) il padre della lingua italiana, non dobbiamo dimenticarlo.

Tutelare un diritto in base alla Costituzione non significa tutelare solo i diritti delle minoranze e non quelli della maggioranza, perché il testo costituzionale sta alla base stessa di uno stato, ne rappresenta la legittimità popolare, è il fondamento di una coesione sociale, politica e culturale. E quindi espressione di tutto il popolo, e non solo della maggioranza o della minoranza. La lingua della nostra patria è l’italiano e tale deve rimanere, nero su bianco!

Nella destra la questione della lingua, così come quelle della nazione e del sangue, fanno parte di un patrimonio ideale che risale alla lettura conservatrice del Risorgimento. Per la sinistra basta citare l’esempio di Pasolini, che sottolineò con forza la funzione di koinè della lingua italiana, lingua che nasce prima della nazione italiana, e prima dello stato stesso, e quindi elemento fondatore della nostra patria.


Quindi non è una questione di parte, ma è un concetto legato a tutto il popolo italiano nella sua integrità morale, politica, sociale, culturale e psichica! Fratelli di ogni regione d’Italia, Mazzini disse “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” e se ora gli italiani sono stati fatti, facciamoci sentire! Salviamo la tradizione del risorgimento e rendiamo una concreta legge alla nostra lingua.

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