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mercoledì 27 agosto 2008

Il rapporto di Giolitti con i socialisti

Il bisogno di un appoggio da parte delle forze socialiste nacque dalla consapevolezza di un indebolimento dei partiti di origine risorgimentale.
Seppure i liberali avessero la maggioranza, il partito era comunque diviso in piccoli gruppi in lotta tra loro; deboli erano anche i radicali (libero professionisti e intellettuali) e i repubblicani.

Giolitti cercò il consenso dei socialisti facendo propri alcuni punti del programma minimalista, quali la libertà di parola, di stampa, di riunione e il riconoscimento dei sindacati.

Tuttavia, il proposito di fare del PSI un partito collaborazionista si scontrava con l’esistenza, al suo interno, dell’ala minimalista e di quella massimalista, con il rischio di una scissione. Conseguente fu quindi il rifiuto di Turati a entrare a far parte del governo.
Turati, del resto, aveva evitato la scissione proprio nel Congresso Socialista del 1900, in cui aveva sostenuto che il programma minimo, simile quello giolittiano, doveva essere visto come primo passo verso il raggiungimento di quello massimo.

Proprio sul fronte socialista, Turati aveva però dovuto anche scontrarsi con i sindacalisti rivoluzionari, che avversavano un sistema liberale-parlamentare e che vedevano nello sciopero generale l’unico sbocco rivoluzionario possibile.
Tuttavia, Turati condivideva con gli esponenti della destra riformista (Bonomi e Bissolati) una prospettiva riformista e non rivoluzionaria, secondo cui era necessario puntare sul suffragio universale per trasformare il parlamento nel rappresentante del popolo, più che in un organo della borghesia.

Il primo esperimento di sciopero generale, voluto dai sindacalisti rivoluzionari, si ebbe nel 1904: Giolitti attuò la sua politica di non intervento e, dopo aver sciolto il parlamento, indisse nuove elezioni.
Tale modo di agire si presentò come un successo per Giolitti, dal momento che la sinistra parlamentare s’indebolì, nel PSI si rafforzarono i riformisti e molti cattolici votarono candidati liberali non anticlericali.

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